Come
altri, pure io sono stata colpita dalla sindrome del rientro. Incapace di concentrarmi su cio' che ho visto e cio' che ho fatto, guardo il cielo sopra milano e soffro.
D'altronde, per un'animale che sente il richiamo del mare come me, rientrare e' sacrificio, dolore e sangue.
Intimamente ottimista (anche se non lo do a vedere) so che prima o poi avro' ragione di questa vita e potro' finalmente svegliarmi tutte le mattine ascoltando le onde e annusando la salsedine.
Nel frattempo, ho visto gente e fatto cose.
Quindici giorni di confronto e conoscenza, perche' in fondo sono per il metodo scientifico, io, e amo la sperimentazione. Poi magari su alcune cose resto della mia idea.
Ad esempio, una cosuccia da nulla, cosi', un dettagliuccio.
La religione.
Ecco, mi interessa molto sapere come gli altri vivono la loro religione. Oddio, mi interessa se mi interessano loro come persone. Altrimenti anche no.
Ma non divaghiamo.
Ho avuto modo di imparare qualcosa di piu' su un mondo che finora intuivo. Ora lo intuisco con un po' piu' di definizione.
E percio' posso confrontarlo un po' meglio col mondo in cui sono cresciuta e con gli altri di cui conosco qualche dettaglio.
Le domande che mi pongo sono tantissime, ma la principale resta una, prepotente e incalzante.
Perche' pensiamo che a dio (di qualunque religione) possa interessare cosi' tanto il dettaglio della nostra vita?
Se io credessi.
Se.
Se io credessi, vorrei credere a un dio superiore a me. Un dio infinitamente piu' intelligente, infinitamente piu' giusto, infinitamente piu' previdente, infinitamente piu' colto, infinitamente piu' paziente.
Ma soprattutto. Un dio che vede il mondo nel suo complesso e non considera me centralita' dell'universo. Che non ritiene il mio gesto piu' importante di quello di un qualsiasi altro animale che popola questo pianeta.
Un dio indifferente.
Se io credessi, crederei di essere una pulce nella vita del mondo e per questo assolutamente inutile, sostituibile, eliminabile. Crederei nell'equilibrio delle azioni, grazie al quale ogni gesto ne trovera' un altro che lo compensera' e percio' si renderanno nulli a vicenda.
L'unico dio a cui potrei credere sarebbe quello che in fondo mi somiglierebbe un po'.
Quello che ci potrebbe dire "Siete grandi, fate un po' come vi pare che io ora c'ho altro a cui pensare".
Ma tanto non ci credo. E non e' piu' facile, cosi'.